Castrati

Nicola Broschi detto Farinelli (1705-1782)
Giovanni Battista Velluti (1780-1861)
Gaspare Pacchiarotti (1740-1821)
Alessandro Moreschi (1858-1922)
Radu Marian

Dal 205 a.C., in Asia Minore, Grecia e Roma, è presente la pratica della castrazione. Il Cristianesimo la abolisce con il Concilio di Nicea del 325 d.C.  salvo che per scopi terapeutici. Uno studioso Cristian Gaumy, rileva l’apparizione dei castrati in Spagna e Portogallo attraverso la mediazione del mondo musulmano è più probabile e meglio documentabile. Nei sec. XII e XIII nei cori delle cattedrali spagnole e portoghesi erano presenti moltissimi castrati provenienti dalla liturgia mozarabica. Dalla Spagna all’Italia il passo fu breve e lo Stato Pontificio, a causa del mal interpretato aforisma di S. Paolo “mulieres in heclesiis taceant”, accolse i castrati spagnoli che presto offuscarono la fama dei “falsetti artificiali”, e che, per contro e impropriamente, furono chiamati “falsetti naturali”. Ben presto si affermarono i castrati autoctoni e quelli italiani conquistarono il nord Italia, la Germania e l’Inghilterra. Il Papa Clemente VIII ammirò tanto l’angelico timbro di Rosino che questi fu ammesso alla Cappella nel 1601, come primo castrato italiano,e successivamente ne divenne addirittura Maestro.

I castrati passarono quindi alla scena teatrale in ragione dell’ordinanza di Sisto V che nel 1588 aveva proibito alle donne di apparire su palcoscenico. Molti musicisti ne fecero largo uso, in pratica dal 1600 al 1825, quando la loro supremazia fu insidiata dalla voce di contralto. Addirittura Rossini scrisse la parte di Arsace nell’Aureliano in PAlmira (1813) per il grande Giovanni Battista Velluti.
Dal 1825 i castrati abbandonarono progressivamente sia la scena teatrale, sia le cappelle ecclesiastiche. La Cappella Sistina, però, ospitò fino al 1922 l’epigono Alessandro Moreschi ricordato come “L’Angiolo di Roma”. A seguito della castrazione, non avvenendo il normale accrescimento della laringe in toto e delle corde vocali, la voce è caratterizzata da una estensione molto ampia di circa 3 ottave (il cantante professionista ne possiede 2), con una grande omogeneità di timbro. Rispetto alla voce maschile il castrato è superiore per leggerezza e duttilità e rispetto a quella femminile, per brillantezza e forza. Vi è anche un ampliamento della gabbia toracica con maggiore sviluppo dei polmoni e un notevole aumento della capacità polmonare, da cui deriva un modesto dispendio di fiato per far vibrare le corde vocali di piccole dimensioni con eccezionali sonorità e inverosimili lunghezze dei suoni emessi.
Alcuni Autori riferiscono che, rispetto all’aspetto corporeo, i castrati venivano descritti come individui dalla pelle glabra, con un’ampia cavità toracica, una statura spesso al di sopra della norma, con tendenza all’obesità e con un complessivo aspetto femmineo.

L’evirazione veniva effettuata all’età di 7-8 anni, con  metodi cruenti di evirazione completa o incompleta (con ablazione delle borse dopo legatura), realizzata da chirurghi specializzati. Veniva somministrato dell’oppio a scopo anestetico, con compressione dei giugulari, per indurre la lipotimia previo bagno in acqua o latte caldi per rendere più morbidi i tessuti da incidere.
Intorno alla metà del ‘700 si calcola che in Italia venissero operati 3000-4000 bambini all’anno, con un tasso di mortalità post operatoria del 10% da parte di “barbieri” soprattutto bolognesi. I medici si limitavano a rilasciare un certificato attestante una presunta patologia (malattia, incidente od altro) che rendesse necessario l’intervento, poichè, ipocritamente, l’evirazione fine a se stessa non era mai stata legalizzata.